
Sono tornata. Dopo settimane passate a nascondermi dietro i muri di grigi palazzi.
Dal computer dell'università, in un'ora di pura anarchia, rifletto. E' strano come certe persone influenzino continuamente il tuo stile di vita. I tuoi amici di adesso, i professori, i colleghi di lavoro, i parenti. Gli amici, quelli passati, non lasciano che un debole alone; ci sono persone che vorrei "smacchiarmi" di dosso. Ma non esiste una candeggina così potente; poi ci sono quelle persone che hai conosciuto, ma che non hai mai incontrato nella vita reale. A quelle ci penso spesso. Tante volte vorrei che fossero qua. Con me. Mi piacerebbe convidere con loro almeno una fetta della mia vita. Avere qualche ricordo che non sia solo un misero screenshot di una finestra di msn.
Ma al giorno d'oggi è sempre così. Prima o poi tutto finisce. Arriva quel giorno dove tutti sono troppo occupati per degnarsi di uno sguardo. Chi ha la scuola, chi ha il lavoro, chi ha un'altro gruppo di amici da riverire. E i rapporti si dileguano, come nebbia al mattino.
Ogni giorno impari qualcosa di nuovo. Ogni giorno perdi qualcosa che avevi imparato.
La vita è strana.
Ho anche fatto un sogno stranissimo. Ho lasciato che la parte violenta di me esplodesse. Ma non mi sento liberata.
Sdraiata su un letto fiorito color mimosa, osservo il mondo fuori attraverso uno schermo. Come una finestra sigillata, il mio laptop argento continua a distorcere la realtà.
Fisso il cellulare. Quel cellulare che da un paio di giorni ha smesso di suonare. Il suo essere così silenzioso mi turba. Così.... ...Ho cancellato il tuo numero. E con lui ogni traccia di te. Mentre tu continui a sputare su facce altrui parole di me.
E se sorseggiare in piena notte una tazza di thè fumante che profuma di menta orientale può aiutarmi ad anestetizzare certi pensieri, allora sono a buon punto.
Udite Udite. Il debole grido di una chitarra che si sfracella su un amplificatore da quattro soldi. Le campane di una vecchia chiesa sconsacrata che tornano a suonare. Tristi, i vecchi miti di sempre ne danno l' annuncio. Alexis è morta. Non si sa come. Non si sa dove. Nella fredda brezza mattutina del nuovo giorno si è dileguata nell' atmosfera. Chi c' era a compiangerla e chi no. Ma non tornerà più. Non nella sua forma originale. Tra le lacrime, ha salutato il nuovo giorno. Ad accompagnarla nel suo lungo viaggio c' era lei, Malice. L' ha baciata sulla fronte con le sue dolci parole. E lei ha capito. Ha capito di essere morta. Ha dispiegato le sue ali strappate e ha lasciato che qualcosa dentro di lei mutasse.
Il 13 agosto 2007, nelle prime ore del mattino, Totchi ha visto la luce. Quella luce che Alexis non era mai riuscita a scorgere.